|
Il 27 ottobre 1499 morì p. Francesco Sanson, ministro generale dell'Ordine
francescano. Era nato a Brescia intorno al 1414 e da giovane aveva frequentato
il convento di San Francesco, riportandone una forte positiva impressione.
Poi decise di farsi frate e a Brescia ebbe la sua prima formazione alla vita
religiosa. Intelligente e volitivo, fu inviato per gli studi nei migliori collegi
teologici. Ordinato sacerdote, tornò a Brescia mettendosi a servizio della comunità
e dei fedeli. Fu nominato superiore del convento e poi Ministro provinciale di
Terra Santa e quindi di Toscana. Nel 1475 fu eletto Ministro generale dell'Ordine.
Uomo di cultura e scrittore di teologia, p. Sanson fu anzitutto un religioso buono
e disponibile, convinto e contento della sua scelta francescana. Fu riconoscente ai
frati di Brescia che da giovane l'avevano introdotto nella famiglia francescana.
Impreziosì la loro chiesa di opere d'arte e di nuovi altari. Rinnovò ed ampliò
il convento, dotandolo anche d'un giroscale di 56 gradini, tuttora in uso.
Per più di trent'anni fra Giacomo utilizzò le scale sansoniane ad ogni ora del giorno,
nonostante l'età. Silenzioso ed ansimante, incessantemente saliva e discendeva
quelle quattro rampe che conducevano alle celle dei frati e alle aule degli studenti.
Era portinaio del convento ed ancora non esisteva un impianto telefonico che
consentisse di comunicare con i vari ambienti. Fra Giacomo, dunque, ad ogni
richiesta che gli veniva fatta in portineria, saliva pazientemente le scale,
cercava il chiamato e poi scendeva con la risposta. Così succedeva dieci, venti,
cento volte al giorno, senza mai spazientirsi, con la corona del rosario in mano
e in testa un pensiero che troviamo descritto nel suo diario:
"Quante volte mi è accaduto, e tuttora mi accade, che salendo le scale per recarmi
alla mia cella o in altre parti, ho appena fatto una rampa e suona il campanello
della portineria. Dico allora all'anima mia: "Sarà Gesù che ti chiama, ritorniamo
subito alla porta, perch? vorrà chiederti l'elemosina". Apro la porta: è Gesù, miseramente
vestito, lacero, quasi senza scarpe, che con somma umiltà mi chiede un pezzo di
pane. Io cerco di dargli il miglior pezzo che ho e, offrendoglielo, gli dico il
saluto celeste: Sia lodato Gesù Cristo!
Chiudo la porta e torno a salire le scale. Arrivato quasi alla quarta rampa, ecco
che suona nuovamente il campanello della porta. L'anima mia vorrebbe inquietarsi, ma
le faccio comprendere che sarà la Madonna, che viene a chiedere l'elemosina di un pezzo
di pane per il suo Gesù. Vorresti negarglielo? Ritorniamo subito alla porta!
Apro la porta ed ecco la Madonna miseramente vestita, con una sporta sotto il braccio,
che mi domanda un pane per il suo Gesù. Vado a prenderlo e glielo consegno con tutta
riverenza, perch? di esso deve nutrirsi il figlio dell'Altissimo, il mio Signore Dio,
Gesù".
|