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Il 28 ottobre 1928 a Brescia si festeggiò
con solennità il ritorno dei frati
nel loro antico convento di San Francesco, dal quale erano stati scacciati nel
1797 in seguito alla soppressione degli Ordini religiosi, voluta da Napoleone.
Era una domenica e i fedeli affollarono il tempio dal mattino al tramonto.
Giunta la sera, monsignor Angelo Nazzari, rettore della chiesa, stava illustrando
al Ministro generale dei francescani le opere d'arte conservate nel tempio.
Scorse in un angolo Giacomo Bulgaro, un calzolaio ch'egli bene conosceva
perch? da anni era suo penitente. Giacomo frequentava ogni giorno la chiesa di
San Francesco, serviva la messa, seguiva con grande partecipazione le catechesi
di monsignore. Da qualche anno s'era iscritto al Terz'Ordine francescano,
sollecitato dall'esempio e dall'invito di Giorgio Montini, papà di Paolo VI.
Don Nazzari lo presentò al Ministro generale: "Reverendissimo Padre, questi è
uno che vuol farsi frate. Faccio io la firma e assumo su di me tutta quanta
la responsabilità per lui".
Nel suo Diario spirituale, Giacomo così racconta quei momenti che cambiarono
la sua vita:
"Il Generale mi guardava sorridendo e mi chiese se mi piacesse
farmi frate. Non seppi rispondere, stavo attaccato a monsignore che faceva lui
per me. E il Generale acconsentì. Era una giornata melanconica e uggiosa, ma il
mio cuore era in pieno gaudio".
Non era consuetudine accogliere in convento un cinquantenne, tuttavia quella
sera il Ministro generale accondiscese senza perplessità, rassicurato dalla
presentazione di monsignore.
Dal Diario siamo anche informati del luogo esatto nel quale avvenne il fatto.
Si tratta d'un breve passaggio che dall'interno della chiesa conduce ad un
chiostrino, aperto su Tresanda San Nicola. Lì avvenne l'incontro di Giacomo
con il Padre generale; nello stesso luogo, dal 1994 è collocata la tomba di
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