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Sulla parete della navata di destra, entrando dalla porta maggiore, si ammirano cinque elegantissimi altari rinascimentali. Sul primo è collocata la tavola ad olio di Alessandro Bonvicino, detto "Il Moretto" (1498-1554),
raffigurante santa Marcherita, con S. Girolamo (alla sua destra) e S. Francesco (alla sua sinistra).
L'opera è datata 1530.Sulla parete permangono frammenti trecenteschi di un "Giudizio universale" di rara plasticità. "La Pietà", bellissimo affresco giottesco di anonimo maestro trecentesco. Gesù viene deposto nel sepolcro, mentre silenziose piangono Maria e le pie donne. Il nero manto della Vergine dà risalto al cereo pallore del Cristo, sul cui volto è impressa una dolce espressione di abbandono. Deteriorato dall'umidità, nel 1967 l'affresco è stato staccato dalla parete e restaurato. In alto, santi e angeli trecentesci partecipano alla preghiera dei fedeli e la presentano al trono di Dio. L'affresco della Pentecoste è una vigorosa opera di Girolamo Romanino (1485-1566). Sul collegio apostolico, esausto per età, scende lo Spirito promesso. L'affresci fu riscoperto nel 1929 e restaurato nel 1959. L'ultimo altare, dedicato a San Francesco, incornicia un'antica immagine del Santo, opera toscana del XV secolo. Accanto all'altare, si nota l'affresco con il volto tenerissimo di Santa Elisabetta che, scacciata da corte, prega per i due piccoli figli che in lacrime si stringono a lei. La cappella di San Pietro, resa barocca alla fine del Cinquecento e abbellita dai quadri di Pietro Avogadro (1659-1737), fu danneggiata nel bombardamento del 2 marzo 1945. L'affresco trecentesco di San Pietro è venuto alla luce durant i restauri del 1939. Il presbiterio è dominato dalla pala di Gerolamo Romanino (1486-1560), ultimata verso il 1510 e considerata il capolavoro del maestro bresciano. La Vergine e il Bambino sono attorniati da S. Francesco, S.Bonaventura e il committente fra Francesco Sanson; dall'altro lato Sant'Antonio, S. Ludovico di Tolosa e S. Bernardino da Siena. Una ricca aurea soasa, intagliata in legno da Stefano Lamberti (1482-1538), racchiude l'estatica conversazione. L'altare maggiore è impreziosito da una Natività in marmo, opera pregevole del 1480, di incerta attribuzione. Dietro l'altare è collocato il Coro, di 22 stalli a due ordini, con disegni geometrici. Fu commissionato a Filippo da Soresina nel 1493. Nelle volte del coro, affrescate dal Romanino, si distinguono Cristo, i 4 Evangelisti e i 4 Padri della Chiesa occidentale. Scarsamente visibile è un affresco del Bembo, maestro del Foppa, con Maria, il Bambino e un gioioso volo d'angeli osannanti.
La navata di sinistra è dominata dalla cappella dell'Immacolata, costruita nel
1477 e completamente rinnovata nel corso del Settecento. Con colorite movenze, le figure
bibliche di Ester e Giuditta preannunciano la storia di Maria, salvatrice del genere
umano. La pala di Grazio Cossli (1563-1629) fissa il momento della glorificazione della
Madonna, incoronata dal Padre. I fratelli Benedetto e Battista Virchi hanno intagliato
gli stalli, ultimati nel 1553.Nella cappella del Crocifisso si ammira una grande croce del primo Trecento, opera pregevole di un anonimo maestro, restaurata nel 1999. La sacrestia, non aperta al pubblico, è adornata dai preziosi intarsi di Filippo da Soresina che li completò nel 1511. Alla finezza dell'ispirazione è unito lo studio prospettico delle forme.
In sacrestia è conservata la celebre "Croce delle Stimmate", capolavoro dell'oreficeria
rinascimentale. Commissionata da padre Francesco Sanson a Giovanni delle Croci,
fu cesellata nel 1501. Alta cm. 152, larga cm. 105, è tutta uno splendore di busti e
statuette, con profusione di medaglioni e sfondi smaltati policromi. La facciata anteriore
raffigura la Crocifissione, quella posteriore l'episodio delle Stimmate di San Francesco.
La Croce viene esposta sull'altare maggiore nelle principali solennità; una volta all'anno, il 17
settembre, viene collocata in mezzo alla chiesa, alla vista dei fedeli.Il chiostro trecentesco incanta per eleganza ed euritmia di linee. E' firmato da Guglielmo Frizzoni, che lo ultimo nel 1393. In cotto e pietra, in stile gotico lombardo, è un gioiello unico nel panorama artistico bresciano. |
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